ANIMA E CORPO

di Carla Corradi

 

 

ANIMA.

Per lunghi anni ho dipinto l’anima, cioè il volto di tante persone esistenti o irreali, mirando ad esprimere i sentimenti, le emozioni o le idee, usando l’acquerello.

Ho iniziato con un mezzo difficile, ma che mi permetteva quella luminosità quasi astratta e quella delicatezza che si sposano bene sia con l’inesprimibile astrazione dell’animo umano, sia con la delicatezza con cui tratto i sentimenti.

Le mie figure sono racchiuse in un alone da cui sembrano uscire o entrare, suggerendo un sogno o un’irrealtà di fondo.

 

 

 

CORPO

 Poi ho dipinto il corpo  con una tecnica diversa, più materica: le terre.

Nello spazio bianco della tela o del  foglio di carta preparata, io vedo il corpo da dipingere senza testa.

Non c’è mai posto per tutta la persona, spesso nemmeno per tutto il corpo.

Le mie figure escono dal quadro, quasi a indicare o una visione macro del mio reale o un bisogno di evasione che la cornice non riesce a contenere

 

 

 

 

ANIMA E CORPO

Ho riunito infine l’anima al corpo in un tentativo di sintesi psicologica, oltre che pittorica, servendomi dell’acquerello, delle terre, dell’olio , del carboncino,  dell’incisione e infine del digitale.

Sono così approdata alla tecnica mista, attraverso contenuti reali, simbolici, astratti, mutando nel contempo il vissuto emozionale del colore. Dal blu, mio colore dominante per tanti anni, sono improvvisamente passata al giallo, al rosso, all’arancione, attuando un’evoluzione emotiva che è diventata cosciente solo a processo avvenuto.

E’ stato un lungo percorso che ho il piacere di proporti con umiltà.

 

   

 

 

 

PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

Un filone, non l’unico, ecco perché in questa mostra non trovate né fiori, né paesaggi,

né natura morta.

Guardando io stessa in retrospettiva ho proposto un mio percorso di circa dieci anni di pittura.

La mia professione ha certamente inciso nella scelta obbligata del ritratto, perché come psicologa gran parte della giornata ho un volto davanti a me e in esso c’è un’ anima che si racconta.

Ho pensato che  la mia passione per il ritratto dipenda da questo coinvolgimento umano che mi lega da tanti anni.

Nel ritratto esprimo sentimenti, emozioni, idee, per questo il soggetto scelto è spesso inventato, quel tanto che basta a renderlo adatto allo scopo.

Il colore assume poi la sua parte fondamentale, per cui se un ritratto è blu, azzurro o rosa o verde è perché quel colore in quel momento mi aiuta a dare l’idea di quanto voglio esprimere.

Raramente dipingo i vestiti, perché ritengo il vestito una maschera, una seconda pelle, una finzione.

 

Il linguaggio del colore è emotivo, il colore è un archetipo: per tutti il rosso indica vita, sangue, aggressività, energia, il giallo indica sole, calore, espansione, il blu indica introversione, notte, inconscio, sublimazione nella tonalità violetta.

 

Vi propongo due tecniche essenzialmente, l’acquerello e le terre, che sembrano usate da due persone diverse: delicato il primo, forte il secondo, forse perché nel loro uso è come se esprimessi due aspetti diversi della mia personalità: timidezza e forza, delicatezza ed energia, dolcezza e violenza. Per questo l’avere unito l’acquerello alle terre in una tecnica mista, è stato come aver superato un dualismo, il mio, ma anche quello che assilla noi occidentali, che distinguiamo il bene e il male, la luce e il buio, la ragione dall’istinto, l’anima dal corpo.

Le opere esposte vanno dal ’95 ad oggi.

Nel ’95 ero in pieno dualismo, mentre scrivevo il mio terzo libro ”Un caffè macchiato freddo”. La mostra effettuata in questa sala con altri tre pittori  lo ha dimostrato. Quello è stato un filone che ha sfociato poi in quest’altro,  che in parte risente di quello precedente trascinandosi  qualche elemento , specie nei contrasti, negli opposti, che  cerco ancora di unificare.

 

Seguo spesso filoni di interesse che possono essere un argomento specifico, che porto avanti per mesi, o filoni emotivi, per qualcosa che mi coinvolge, vedi una conferenza sull’ harem dell’occidente,  vedi la violenza psicologica, vedi una storia raccontata o vissuta; oppure può essere una linea, una curva, un cappello, un fianco, l’utero, la vagina, le spalle di un uomo, le sue mani, le mani di mio nonno, l’abbandono di una madre, il mondo degli angeli, le madonne…

Su questa scia uso quasi sempre tecniche diverse, il cappello l’ho fatto a carboncino, ad acquerello, a tempera.

 

La pittura è anche un mezzo di comunicazione, oltre che un bisogno di elaborare e sublimare vissuti,  neutralizzare frustrazioni.

Un quadro si completa con l’esposizione al pubblico, il quale riceve qualcosa dall’autore e contemporaneamente dà all’artista la sua comprensione, il suo apprezzamento, la sua critica. Lo spettatore può però fare anche qualcosa di più: può svelare un segreto, perché se è vero che in ogni quadro appeso al muro c’è un pezzo di anima, è anche vero che in ogni opera d’arte c’è un segreto:  la motivazione a quell’opera e la motivazione a quella forma d’arte.

Vi invito a scoprirlo e a dirmelo sottovoce.