Appunti di una conferenza effettuata  in occasione di una settimana dedicata al ”Popolo degli animali.”

 

 

L’ANIMALE IN NOI.

 

 

 

 Gatto di C.Corradi

 

   

Argomenti trattati:

 

1.Parte animale  dell’encefalo e nel DNA

 

2.Parte inconscia degli istinti

 

3.Parte simbolica degli archetipi

 

4.Animali nei miti, nell’astrologia, nella religione

 

5.Come si manifesta l’animale in noi

 

6.Animali nel sogno

 

7.Animali nell’arte

                       

 

1. Siamo  anche animali nel nostro corpo:

 Il cervello ha anche una struttura arcaica, il palencefalo*

Il 98% dei nostri geni è uguale a quello dei primati.

 

2. Siamo anche animali nella nostra personalità.

Nella nostra personalità, oltre ad una parte cosciente, c’ è una parte inconscia che è  costituita

a) dagli istinti, che non sono né buoni, né cattivi, solo se sono repressi sono pericolosi, come lo è l’animale ferito. Gli istinti sono una forza primordiale costituita in primo luogo dalla forza vitale, che secondo Frued si biforca in  eros e thanatos amore e odio, (istinto di vita e istinto di morte).

b) dal rimosso, le esperienze che vogliamo dimenticare, perché giudicate inaccettabili, o dolorose, o immorali. C’è poi, secondo Jung una

c) da una psiche non umana, non agganciata solo alla storia dell’individuo, ma anche alla storia della terra, una psiche inconscia che opera all’insaputa dell’individuo. Archetipi (idee universali, uguali per tutta l’umanità)

 

Conscio e inconscio, conosciutisi a vicenda, dovrebbero imparare a vivere in pace e a creare  come non ha fatto il dr. Jekyll e il sig. Hyde di Stevenson. Ciò che gli psicologi chiamano identità psichica o “partecipazione mistica” è ormai tagliato fuori dalla nostra esperienza, eppure è questo alone di associazioni inconsce che sta alla base della nostra psiche più arcaica e che ci portiamo appresso, senza riconoscerlo, anche quando appare nei sogni, nell’arte, nelle paure, nelle fantasie. Risiede al di sotto della nostra coscienza, ma ha una forza propellente che ci guida sia verso la vita, sia verso la violenza e la morte, senza che sia necessariamente una schizofrenia.

Immagini e idee dei sogni, che attingono all’inconscio, esprimono desideri per Freud,  idee nuove e progetti per Jung.

L’inconscio si esprime per immagini, (emisfero destro) non per concetti) le immagini diventano simboli,  gli animali in noi sono simboli (archetipi)

 

Cos’è un simbolo?

Simbolo  è la dimensione che qualsiasi oggetto acquista nel momento in cui può evocare una realtà non immediatamente presente, è qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato, ma ha un significato più ampio e inconscio e a volte duplice.  Ad esempio il leone rappresenta la regalità, la forza, ma anche l’aggressività.

Il linguaggio è quanto mai simbolico, ma anche gli animali parlano, ancora non scrivono, ma qualche scimmia legge e fa di conto.

 

”A chi spara il cacciatore?” (l’uccello o l’animale a cui il cacciatore spara sta al posto di qualcun altro, l’uccello è simbolo da abbattere  sul quale riversare odio e amore)

I simboli prodotti dall’uomo sotto forma di sogni, fantasie, sono entrati nell’arte, nel linguaggio, nella politica (margherita, ulivo, quercia...) nella pubblicità…,  traducono le sensazioni in eventi mentali  (psichici) e si esprimono non  come pensiero razionale, ma come immagine simbolica.

 

In noi ci sono almeno due livelli di personalità c’è una

1. personalità razionale  che si esprime usando la ragione, il linguaggio (emisfero sinistro) e  una

2. personalità  emotiva che opera usando il sentimento, la metafora, l’analogia, l’arte, la fantasia, il sogno (emisfero destro).

 

I simboli animali possono esprimere una gerarchia degli istinti, più è primitivo l’animale, più esprime la profondità della psiche.

 

Animale deriva da anima, che significa soffio vitale.

La nostra parte animale va integrata nella psiche. Gli istinti repressi o rimossi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile; le tendenze non inibite sono i pericoli che minacciavano l’uomo primitivo o il moderno dissociato. In entrambi i casi, l’accettazione dell’anima animale è la condizione per   restaurare la pienezza e l’integrità della vita.

 

Per gli antichi gli animali sono stati abbinati ai quattro elementi:

 

acquatici         acqua

rettili               terra

uccelli              aria

mammiferi      fuoco

 

Simbolismo totemico: Anima della foresta per i primitivi, incarnata in un albero o in un animale selvaggio, con il quale l’uomo ha una specie di identità psichica.

 

Simbolismo nella zoolatria: animali da adorare come dei o al posto degli dei:* Per Frankfort essi sono la conferma della continuità della specie, sono forme eterne che si aggirano tra noi, sempre uguali, sono eternità viva e manifesta. Gli Egizi interpretavano il non umano, come sovraumano. Gli dei sono sorti con l’animale stesso.

Attributi animali sono ascritti alla divinità suprema (6 segni zodiacali hanno il nome di animali)

Nella caverna del Tuc d’Audubert (60-100.000 anni a.c.) l’animale dipinto diventa la realtà virtuale del doppione. In esso si attua una magia simpatica basata sulla forza del doppione-simbolo dell’animale da uccidere. Immagini di caccia e di accoppiamento per propiziarsi  il cibo e la fertilità.

C’è un’identificazione tra l’ essere vivente e la sua immagine che è considerata la sua anima . Il capo che si traveste da animale è l’animale, così come quando nel rito della circoncisione, diventa il demone terrificante.

 

Maschere di animali, trasformano chi le indossa in un’immagine archetipica, che diventa animale. La danza rituale è un supplemento per mimare il movimento animale.

 

Riti:

 

1. l’iniziazione dell’uomo primitivo è un mettersi in contatto con la sua realtà animale, un morire e un rinascere, e un sacrificare con la circoncisione la sua entità animale:

la natura animale e istintiva dell’uomo ha funzione  autoctona che emerge dall’inconscio e ha vita propria, non controllabile dalla ragione.

 

2. Il sacrificio dell’animale per propiziarsi la fertilità o la creazione del mondo.

 

3.L’animale lo troviamo nei miti, nell’astrologia, nelle religioni

 

Egizi: Dea Hator con la testa di mucca

          Dio Amon                           ariete

          Dio Thot                                      ibis (babbuino)

 

Indiani: Ganesha, il dio della buona fortuna con la testa di elefante. Prima dell’uomo c’era il leone e l’elefante.

Metempsicosi

Greci: Zeus sotto forma di cigno, toro, aquila

 

Cristianesimo: Cristo rappresentato dal pesce, dall’ agnello, dal serpente esaltato sulla croce, dal leone, dall’unicorno.

E’ nato tra animali.

Tre evangelisti: Luca-bue,  Marco-leone, Giovanni-aquila,

Matteo-uomo o angelo.

 

Animali nell’arte.

 

La creazione artistica deve accedere anche alla parte inconscia, al simbolo. Essa è simbolo di una realtà oggettiva o soggettiva.

Ci sono due stili essenzialmente nell’arte secondo  Herbert Kuhn: 

stile sensitivo o riproduttivo (portare dentro la realtà) che concerne una riproduzione diretta della natura o dell’oggetto pittorico, e

stile immaginativo (portare fuori la realtà psichica) rappresentata da una  fantasia o un’esperienza, propria dell’artista, secondo moduli espressivi irreali, di tipo onirico o addirittura astratti. Già nel 3000 a.c. le iscrizioni non sono determinate da un’ignoranza dell’artista, ma esprimono un’emozione di ordine religioso o spirituale e se sono oggi particolarmente vive è perché nell’ultimo mezzo secolo l’arte è entrata in una fase che può definirsi immaginativa. (Es. il cerchio e il quadrato si ripresentano come immagini di mandala e di perfezione). Questo tipo di simbolo è definito  da Jung come un esprimere quello che non si può pensare e ci si muove solo sul piano del sentimento o dell’intuizione. Il cerchio è un simbolo della psiche, il quadrato è simbolo della materia terrestre, del corpo e della realtà, separati sono un segno di dissociazione tra corpo e psiche.

Come sono separati Oriente Dualità coesistenti e Occidente dualismo  inconciliabile

   

Pet-therapy. Guarire con un animale: dare e ricevere amore, calore, coccole, linguaggio del corpo, morbidezza del pelo. Attingere non alle parole, ma al significato dell’essenza dell’amore che non ha bisogno delle parole o della ragione, come lo avevamo nella culla.*

Perché il rapporto con l’animale è tanto importante?

Perché è un rapporto non verbale, parlando o relazionandoci a lui, che non capisce tutto il nostro linguaggio, è come se parlassimo con un bambino piccolo e con il bambino in noi.

Rapporto fatto di sguardi, di carezze, di corporeità oppure di ordini, aggressività, violenza, morte (A chi spara il cacciatore? ama e uccide…) 1)

Con l’animale domestico si attinge alla parte più nascosta della psiche, diventando noi stessi bambini o regredendo al livello della fase pre-verbale. O per l’adulto ripercorrere le fasi dell’allevamento di un figlio, che però rimane sempre piccolo (L’amore è un gatto blu?) 2)

 

Come si manifesta l’animale in noi? (furioso come una tigre, timido come un coniglio, sensuale come una gatta, stupido come un asino…) Che animale vorresti essere? La risposta rappresenta l’identità animale.

Si manifesta come un impulso, un istinto con vita propria, che la coscienza deve controllare, elaborare. Se non lo fa è distruttivo per la psiche e invade la coscienza stessa. E’ l’Ombra di Jung abitata dagli dei e dai demoni, sintesi ambivalente del patrimonio archetipico universale. L’altro da me.

 

Nella psicosomatica possiamo avere una chiave di lettura dell’animale che soffre con il corpo una malattia dell’anima, perché noi abbiamo nella mente uno schema corporeo che si sovrappone a uno schema psicologico: il mal di cuore, senza avere niente al cuore, o prima che intervenga una malattia, rappresenta un mal d’amore, un mal di testa rappresenta una difficoltà di pensare, un mal di gola un rospo da inghiottire, una difficoltà a digerire “qualcosa che è rimasto sullo stomaco”. C’è pure una linea immaginaria di demarcazione tra i sentimenti e i pensieri, è il collo, ce n’è una che divide la sessualità dalle altre funzioni. Molti dolori alla schiena hanno questa origine, c’è una parte sinistra attribuita al passato, agli istinti, all’inconscio e una destra attribuita alla coscienza, al futuro, all’azione...

 

Animali nel sogno.

 

Compaiono nei nostri sogni, anche se continuiamo a sterminarli nella realtà. Essi formano il massimo sistema simbolico della coscienza umana, anche se abbiamo costruito la scissione tra il loro mondo e la nostra animalità, ad eccezione dei cuccioli, con i quali instauriamo un rapporto non verbale.

Quando appaiono nei nostri sogni, rappresentano una parte della nostra psiche e vogliono sempre dirci qualcosa, anche se nascosto sotto l’immagine simbolica che rappresentano.

 

Chiediamo loro:”Chi sei?”

 

Essi non sono racchiusi nelle nostre teste come  rappresentazioni delle nostre brame, della nostra bestialità in senso negativo,o come rappresentazione della bellezza istintuale. Essi sono noi, sia nella loro fisicità corporea, tanto assomigliamo loro, sia nella loro capacità intellettiva, sia nella loro potenza emozionale. Noi siamo loro nella loro valenza simbolica di archetipo. Hanno pervaso il nostro modo di dire nel nostro linguaggio, nei proverbi,  si presentano nelle nostre fantasie, nei nostri sogni, nella nostra forza, nella tenerezza, nella paura, nella pietà.

Dobbiamo salvare gli animali come Noè  nella nostra ecologia psichica, far loro posto nella nostra intelligenza perché hanno trovato la via dei sogni che porta all’anima.

 

L’animale è sempre entrato in terapia, con un significato ancestrale, emotivo, simbolico che non può sottrarsi all’analisi.

In terapia l’animale onirico va amplificato con la ricerca storica, filologica, iconologia (interpretazione dei simboli allegorici) e personale.

Dobbiamo commuovere l’anima, parlando simbolicamente con la sua immagine. Animale deriva da anima, l’animale è la nostra anima più genuina.

 

Per Jung la conoscenza dell’immaginazione archetipica è il deposito tradizionale del simbolo e del rito nell’arte, nella cultura, nella religione. Amplificare è fare terapia: far fluire il cosmico nel personale e liberare il personale nel cosmico.

Non ridurre il sogno al simbolo, ma ridurre piuttosto noi stessi, la visione che ci è propria, a quella dell’animale, vedere l’animale con occhio animale: da anima animale a immagine animale. Ogni evento che si mostra ai sensi è anche una forma immaginativa. Tutte le cose sono manifestazioni, mentre immaginazione e percezione, invisibile e visibile, intuizione e sensazione  non sono più separati a guardarli con occhio animale. Il film: Il popolo migratore ci mostra questa possibilità.

 

La paura dell’animale nei sogni sottende la svalutazione dell’animale e del suo significato, il desiderio di evitarlo (privi di ragione, privi di anima, come le donne un tempo).

Più bassa è  la posizione dell’animale nella scala evolutiva, più la persona deve evolversi (es: prima serpenti, poi uccelli, poi bambini piccoli). I simboli animali possono esprimere una gerarchia degli istinti, più è primitivo l’animale, più esprime la profondità della psiche.

Gli animali del sogno sono immagine riflessa di noi stessi. Ci conosciamo riflettendoci in essi (sogno da svegli guidato).

L’animale che era dentro l’anima è stato espulso dalla nostra natura razionale: fuori da noi le iene, i gorilla, gli agnelli…

Feriti, irati, diabolici ci assalgono nei sogni perché li ascoltiamo.

 

Per  Mario Jacoby  “il significato dei sogni di animali  è quello di compensare il pericolo della perdita istintuale, inerente all’umano, che assomiglia a uno zoo interiore, nel quale bisogna badare a tutte le specie perché non diventino rabbiose per la fame o muoiano.” Quando l’animale nel sogno diventa troppo vorace, rappresenta l’impulso di cui l’uomo è diventato vittima.

L’immagine nel sogno rappresenta un comportamento istintuale, ce abbiamo negato o represso o di cui siamo rimasti vittime: Chi sei? Cosa vuoi?

 

Ogni specie animale è la conferma della continuità delle forme viventi: gli animali sono forme eterne che si aggirano tra noi, il loro “istinto” è un comportamento di certezza nelle realtà ripetitive, statiche, che seguono il sentiero (Jung) con grande regolarità, non soggetti a evoluzione o cambiamento, come invece riteniamo erroneamente faccia solo  l’umanità. nimale per altri è una manifestazione estetica, una fantasia in mostra di colori, di modi di incedere, di fughe, come una forza primordiale.

 

Perché ci vengono in sogno?

Per un bisogno ecologico di salvare l’Arca in noi e ritornare all’Eden dove uomo e animale convivono  nello stesso regno, senza entrare in conflitto e senza annientarsi.

Il corpo è la condizione animale originaria, siamo tutti animali nel corpo. Vivere il corpo in antitesi all’anima, o alle mente è la lacerazione prima che ha portato noi a odiare la carne, il peccato e a vivere la nostra parte animale come inferiore, irrazionale, temibile e quindi da odiare e distruggere.

 

Rinnegandola dentro noi stessi, la uccidiamo fuori, odiando, massacrando, torturando l’animale che la rappresenta, in un processo di proiezione psichica: Chi odia l’animale, odia una parte di sé. Chi fa del male all’animale, può far del male ad altri esseri umani che simbolicamente rappresentano quell’animale.

Lo stupratore, il pedofilo, il mercante di sesso, l’omicida, il sadico e tutta la violenza generalizzata a cui assistiamo, guerra compresa, sono la manifestazione di istinti giudicati negativi, non elaborati, non compresi dalla coscienza, ma proiettati fuori contro il nemico designato che temiamo dentro di noi. Attuiamo una lotta esterna, al posto della lotta interna che ci dilania da secoli.

 

Eppure Animale deriva da anima.

L’amore di sé nella dimensione di amore per l’animale in noi e quindi l’amore per gli altri, dove amore significa comprensione e rispetto, dovrebbe salvarci.

 

Jung: “Anima, Amore e Animali giungono alla mia psiche insieme, indistinguibili,  un nodo che lega anima e bestia, desiderio e divinità, anima e animale”

 

 

1. C.Corradi:A chi spara il cacciatore? Lorenzini.Udine.88
2) C.Corradi:L’amore è un gatto blu? Publiprint. Trento 92.