Egregio dr. Paolo Ghezzi.

 

Sto partendo per le ferie e non ho molto tempo, ma non partirei tranquilla se non  le chiedessi gentilmente di pubblicare quanto segue.

Mi riferisco a due "Artisti" recentemente assurti all'onore della cronaca per opera del dr. Fabio Cavallucci, che per altro stimo: sono  Katarzyra Koziyra e Maurizio Cattelan. Non intendo entrare nel merito delle loro opere, né indagare se è sempre arte quello che producono, ma solo chiedermi se  per entrambi diventa necessario sopprimere animali per filmarne la morte o la scarnificazione o semplicemente per impagliarli.

La prima ..."acquista un cavallo,quindi un cane, un gatto e un gallo. Poi li fa uccidere e imbalsamare." "realizza una scultura in tassidermia, ma vi allega le immagini drammatiche dell'uccisione e della spellatura del cavallo"1)

Non da meno Cattelan fa uccidere e impagliare l'asino che poi pone all'Università di Sociologia, che dietro sua richiesta gli ha conferito la laurea honoris causa.

Ma non basta, nel trekking d'artista sul Lagorai, i due sono accompagnati da degli asini, per la precisione c'è un'asina con il suo piccolo a cui Francesca Caprini, la giornalista dell'Adige, dà la parola, immedesimandosi parzialmente in quello che deve aver provato il piccolo ciuco.

Ma con tutti gli asini maschi che ci sono in Trentino, non si poteva risparmiare paura e fatica a un animale  con il suo cucciolo?

Possibile che l'arte abbia bisogno di sopprimere esseri viventi indifesi o di farli comunque soffrire? Non credo che sia necessario, neanche per  denunciare la violenza in modo tanto provocatorio che rasenta il delitto. E se illegalità o colpa c'è, che venga punita e non mascherata o giustificata dalla necessità dell'arte.

Cordialmente, ringrazio per lo spazio concessomi. Carla Corradi

 1) UCT maggio 2004, pag.53