ADRIANO CAUMO

 

              presentazione di Carla Corradi

 

Ho visitato il dr Adriano Caumo a Borgo, dove vive, per vedere le sue opere e per conoscerlo un po’. Mi ha ricevuta col camice.

E’ un uomo appassionato della sua arte

Il collage

Nei primi anni del 1900 materiali reali, tangibili, entrano a far parte della superficie del dipinto, integrandosi con la struttura stessa dell'opera. Materie recuperate, carte, cartoni, corde, spaghi, etichette che, incollate sulla tela, interagiscono con le parti dipinte, diventando elementi complementari della composizione e assumendo caratteri «pittorici» di qualità diversa.

E' l'origine del collage, un'operazione rivoluzionaria principiata già nel 1912 dai cubisti Georges Braque e Pablo Picasso, e subito praticata da molti artisti delle avanguardie, con modalità e intenti diversi che ne metteranno in luce le infinite possibilità espressive. Così la tavolozza del pittore si allarga all'immenso deposito della realtà: attingendovi a piene mani, l'artista porta alla luce i tesori formali nascosti nel cassetto di casa o nella spazzatura, oppure sceglie accuratamente tra i nuovi prodotti della tecnologia dell'epoca.

 

Lungo percorso:

dal 1935-45 studio dei fiori di montagna

dal 68-75 collage di fiori di montagna

dal 80-95 studio del legno e lavori in legno

dal 95-2003 raccolta, studio e catalogazione di piante e fiori di campo

dal 2002 raccolta e studio della foglia e primi collage

 

Domande alla figlia:

1.Come ha cominciato?

2.Come fa scegliere le foglie e a conservarle?

3.Come fa a conservare i colori?

 

Processo: raccolta di foglie vive durante passeggiate in montagna, conoscenza, catalogazione, essicazione, stiratura, archiviazione, utilizzo per il processo artistico.

E’ stato chiesto a me di presentare il dr. Caumo, e io sono una pittrice e una psicologa. Vedrò per quanto è possibile di interpretare in chiave psicologica il percorso di Adriano, soffermandomi più sul processo che sul prodotto, perché mi è sembrato interessante il passaggio dalla medicina a questa forma di arte, piuttosto rara. Processo psicologico: amore della ricerca, intervento sulla natura, non lasciare morire le foglie o i fiori prima di morte naturale, ma portarli a casa e sottoporli a un intervento che definirei chirurgico per salvarli e riportarli in vita in un’altra edizione: trasforma ciò che è morto in qualcosa che vive. Il gesto, o i gesti si confondono con il prodotto

Realizzare un’opera è istituire una nuova realtà attraverso la distruzione di un legame e l’istituzione di legami inediti, reinvenzione. Dalle foglie al quadro. Esprimere la propria identità nell’opera. Ecco come possiamo interpretare l’autore e solo un po’ scoprirlo.

L’atto creativo è un’invenzione contingente sullo sfondo di una ripetizione necessaria

"E’ il corpo ad essere al centro di una poetica dell’immanenza che dal bisturi giunge all’esercizio di una pittura tanto particolare com’è quella di abbandonare il pennello per operare direttamente sulla materia." (Burri in Recalcati).

Tradurre una poetica dell’oggetto comune elevato alla dignità della Cosa.

La Cosa è un pieno di godimento e un vuoto centrale.

Valorizzare il dettaglio, rinnovare l’oggetto è condizione dell’opera d’arte.

Il quadro è la porta dischiusa sul mistero del vuoto.

L’oggetto d’arte diventa un oggetto immaginario che si colloca per via di un’elevazione simbolica nel luogo vuoto del reale della Cosa.

Sublimazione come cambiamento della meta sessuale o di morte (Eros e Tanatos) come una meta più elevata di maggior valore sociale.

Situazione libidica di un limite incarnato nella forza della pulsione.

Si tratta di un intreccio particolare di contingenza e necessità: l’atto creativo è un’invenzione contingente sullo sfondo di una ripetizione necessaria.

Per Lacan il sintomo non è soltanto ciò che ostacola la vita di un essere umano, rendendola infelice, ma è anche e soprattutto un’ invenzione soggettiva, un modo particolare attraverso il quale un soggetto tratta la sua impossibilità di sanare l’inesistenza del rapporto sessuale. Da questo punta di vista ogni opera d’arte acquista i caratteri di un sintomo, ovvero diventa un modo del soggetto di supplire all’inesistenza dell’Altro.

Si tratta di creare immagini-segni inedite, con la consapevolezza che c’è creazione solo dove vi sia un movimento di sprofondamento verso l’alterità abissale della Cosa o per dirla più freudianamente, verso l’aldilà irreparabile, della pulsione di morte. Sublimazione.

Tutto questo, probabilmente a sua insaputa, Adriano a mio avviso lo realizza nel suo percorso dove l’amore (Eros) per le passeggiate e per la natura e per le foglie e i fiori che raccoglie ancora vivi, che poi essicca e stira e tagliuzza, (Tanatos) conserva e cataloga per ridar loro poi nella trasformazione una nuova vita nel quadro.

La foglia gigante: Adriano ha riempito il vuoto con il simbolo della sua ricerca, simbolo che allude a tutto il suo percorso, ha trasformato l’oggetto ormai privo di vita, ma in fondo risorto ed eterno in qualcosa d’altro, riempiendo il centro del quadro con questa presenza essenziale, emblematica che oserei chiamare "La foglia morta"

Maschere, ho scelto di proporvi queste due immagini perché ritengo siano pregne di significato: mascherare vuol dire nascondere, in questo caso il volto o lo sguardo. Notate gli occhi, meglio la pupilla, posta fuori dalla palpebra, è conturbante. Dice più di ciò che è nascosto, di quello che è visibile, ma lo affida a una maschera

In esse si realizza quella che Lacan chiama la funzione quadro.

E’ il quadro che guarda il soggetto, non noi che guardiamo il quadro, come "il particolare irriducibile all’universale.

Mi sentivo di attirare la vostra attenzione essenzialmente su queste due, anche se i quadri esposti rivelano una perizia tecnica pregevole e un gusto estetico per il colore, difficile da realizzare con il collage, gradevoli a vedersi.

Ritengo comunque che Adriano sia pronto per un salto di contenuto che utilizzi sì la sua tecnica ormai raffinata, ma lo liberi dal contingente per esprimere contenuti più profondi che tocchino l’universale che è in ciascuno di noi.

Perciò gli auguro una presta guarigione e invito voi a mandargli un applauso.

La figlia Marina mette a disposizione un certo numero di copie del suo catalogo.

 

La capacità creativa rappresenta un processo di autocreazione dove l’opera permette una fusione tra i fantasmi del creatore e quelli del suo fruitore: entrambi uscirebbero almeno in parte dal loro narcisismo integrandosi in una relazione triangolare usando il simbolo.

"L’artista è colui che riesce a creare qualcosa senza dover affrontare

dentro se stesso la morte. Se la psicosi indica la via di fuga dal vuoto interiore, la creazione è testimonianza della capacità di accoglimento e di trasformazione. Il creatore è in grado di contenere i frammenti scissi del proprio Sé in una specie di matrice interiorizzata in uno spazio di rinascita e di attività generativa" (Ehrenzweig)

 

L’arte contemporanea non appare più quello che è, vale a dire un concetto: ha tagliato le sue radici rappresentate dal gioco e dall’artificio; inoltre come tutte le ideologie, come la morale, la filosofia, la politica, subisce un funesto e generalizzato destino che la instrada verso il minimo comun denominatore della nullità. L’uomo moderno tende a preferire un godimento diretto e immediato al godimento riferito alla mancanza. Tutto avviene come se il piacere potesse essere raggiunto solo colmando incessantemente un buco infinito.

L’opera è un’irriducibile presenza e come tale non si presta ad alcuna traduzione, perché l’inconscio è fuori, non dentro. E il suo significato appare solo nella pittura.

In Adriano non ho neanche tentato di tradurre le sue opere in un linguaggio, tranne per le due "foglia gigante e maschere" perché i soggetti che ha utilizzato per i suoi quadri li ha attinti dalla realtà, non da se stesso.