CREATIVITA'    ARTE   e     PSICOANALISI

             

              di Carla Corradi

 

 

 

Siamo tutti creativi o almeno tutti potremmo esserlo.

La creatività è una funzione del pensiero della quale sono dotati i bambini in modo massivo e sempre meno gli adulti che devono soggiacere alle richieste della logica, della coerenza, del conformismo, della realtà.  Se frustrata, si traduce in aggressività e violenza.

 

Cosa accade nella mente quando creiamo?

Abbiamo due emisferi cerebrali che sovrintendono a funzioni diverse:

L’emisfero sinistro è preposto alla logica, al linguaggio, all’analisi, alla denominazione, alla catalogazione. Il pensiero che produce è prevalentemente deduttivo, convergente o verticale, porta a un’unica soluzione. Serve a trasmettere idee ritenute giuste, a informare, non a creare. E’ temporale.

L’emisfero destro è preposto alla trasmissione delle informazioni visive, spaziali, percettive. E’ analogico, intuitivo, sintetico, non verbale. Il pensiero che produce è  sintetico,  globale, simbolico, produttivo, divergente o laterale, aperto all’esperienza. Usa prevalentemente le immagini, cambia il punto di vista, trasforma il problema per risolverlo. E’ spaziale, preverbale. Forse sede dell’inconscio. E’ parte attiva nell’immaginazione, nella fantasia, nel sogno, nel delirio, nell’estasi, nell’ARTE (queste ultime facoltà non possono prescindere  dalla personalità che si forma con il concorso dell’ ereditarietà e dell’ambiente).

Se entra in campo la personalità, con tutte le sue facoltà e potenzialità, ecco che l’ARTE è anche di  COMPETENZA DELLA PSICOANALISI.

 Entrambi gli emisferi sono collegati dal corpo calloso che permette il passaggio delle informazioni.

Per creare abbiamo bisogno di entrambi.

Educare alla creatività significa potenziare quella attitudine mentale che mette la logica  al servizio del pensiero e non viceversa.

 

Il processo primario, secondario e terziario.

Da dove attinge la creatività?

All’inizio c’è un conflitto, un dualismo o una frustrazione e il bisogno di risolverlo o di colmare un vuoto, una carenza.

Processo primario: sono quei processi  conoscitivi inconsci di percezione del mondo  che si realizzano nell’infanzia, nei sogni, nelle psicosi, dove ha gran parte la capacità di immaginare, fantasticare, illudersi, ma anche di fondersi con l’oggetto, di emozionarsi, di rischiare…

Processo secondario: il processo mentale che porta  ad accettare le leggi del senso comune (quello della logica o pensiero deduttivo).

Processo terziario, amalgama i due mondi della mente e della materia, il razionale e l’irrazionale, integra ciò che è primitivo, arcaico, fuori dal sentiero battuto, con i processi logici normali, in ciò che sembra una sintesi magica, dalla quale emerge il nuovo, l’ inaspettato e l’auspicabile. Attua pertanto una bisociazione (avvenimento mentale associato simultaneamente con due contesti abitualmente incompatibili). Forse potremo dire che i due emisferi operano contemporaneamente in sinergia, mantenendo la capacità di sopportare la conflittualità o più semplicemente di attuare una convenzione o un compromesso tra fantasia e realtà, tra reale e virtuale, tra poetico e tecnologico…

Inoltre operano l’endocetto (esperienza mentale che non può essere minimamente analizzata, perché è un  prodotto intermedio del cervello), il pensiero paleologico (identificazione basata sulla somiglianza dei predicati), la sineddoche (la parte per il tutto o il contenente per il contenuto), l’ archetipo (nel suo significato primario e nel suo  opposto), il  simbolo, anche cromatico, il segno…

 

La personalità creativa.

 Da studi fatti, anche da me, pare che nella creazione incida più la personalità dell’artista, che il suo livello di intelligenza.

Le dominanti della personalità creativa sono molteplici:  curiosità, bisogno di esplorare, persistenza e varietà di interessi individuali, capacità di assumersi rischi calcolati, bisogno di riconoscimenti, tolleranza delle ambiguità, orientamento estetico e un po’ religioso, capacità di sublimare il conflitto, uso delle fonti passionali di energia e dell’irrazionale, anticonformismo (Calvi);  inoltre una forte autonomia, autosufficienza, apertura all’irrazionalità interiore, più consapevolezza dei propri impulsi, dominanza, complessità, autoaccettazione, ricchezza di risorse, amore dell’avventura, sensibilità emotiva, introversione; la persona creativa è strana, diversa, fuori dal comune (Taylor); non conforme alle comuni responsabilità sociali, sfidante l’autorità e le convenzioni, dotato di senso di onnipotenza e di senso del destino come una fede nella realizzazione predestinata di se stessa e coscienza del proprio valore, credulona, ingenua. (Hilgard).

Essere creativi significa essere rivoluzionari, un po’ infantili,  sembrare un po’ folli, perché  la persona creativa si chiede il perché dell’ovvio, usa il pensiero laterale ( per porre e risolvere i problemi, non dà nulla per scontato e ovvio.

Tutto si può creare, soprattutto idee nuove, che sono sempre alla base  di ogni innovazione.

Siamo tutti creativi in potenza, se i condizionamenti culturali e la repressione non uccidessero questa nostra meravigliosa capacità di cambiamento, della quale il mondo ha estremo bisogno, non solo l’arte, e che se frustrata, si traduce in aggressività e violenza.

  

Psicoanalisi  e arte.

Nella diagnostica, per costruire i test di personalità, abbiamo rubato all’arte  il grafismo  (test dell’albero, della figura umana, della famiglia immaginaria) , la macchia (il test delle macchie d’inchiostro) e il colore (test del colore).

Nella terapia abbiamo rubato all’arte la cromoterapia, la danza-terapia, la musicoterapica...

L’arte cura e creare è anche cercare una guarigione.

L’opera d’arte è sintomo e cura, di quale malattia?

Un’ elevata percentuale di artisti (scrittori, poeti, pittori) soffre  della malattia bipolare (un’alternanza tra eccitazione e depressione o più blandamente di disturbi dell’umore).

Nell’arte, come nello studio analitico si attua in identico fenomeno chiamato traslazione che consiste nel provare nel presente sentimenti e fantasie derivati dalle prime reazioni oggettuali e spostati su persone o cose. Nell’arte può servire come un potente regolatore della distanza estetica, e se nella realtà, quando accade, è giudicata non  adattiva e irrealistica, può essere  considerata in termini opposti  dall’estetica, dove è permesso disporre ampiamente le associazioni, godere i piaceri primitivi e risvegliare la memoria. Ma, come nell’analisi , abbisogna  della  “cornice di realtà” dove ciò con cui  giochiamo, lavoriamo, lottiamo sono gli elementi formali, materiali dell’arte e non i contenuti tematici, narrativi o cromatici.

La cornice servirebbe a contenere la traslazione, dopo averla risvegliata e liberata, vissuta e magari interpretata,  ma anche a inibirla e a delimitarla, imponendo certe aree di sbarramento, che salvano dall’immensa forza propulsiva del rimosso.

L’arte moderna si può vedere come  una serie di passi progressivi nell’alterazione della cornice o nella sua  eliminazione.

 

 

Lo spettatore (artista e pubblico).

La boutade di Duchamp: “Sono gli spettatori che fanno il quadro” ha un fondo di verità se  annoveriamo tra gli spettatori l’artista stesso che si avvicina e si allontana dal quadro, lo scrittore che scrive e corregge, il musicista che prova e riprova…

La mostra richiede l’ osservatore:  le opere sono esposte anche per comunicare, perché l’arte è anche comunicazione, linguaggio simbolico, richiesta di essere capiti, ma non troppo.

Il fruitore da parte sua, fa un po’ come con le macchie d’inchiostro, proietta e interpreta l’opera in base ai suoi contenuti di coscienza, determinati dalla sua esperienza, dalla sua conoscenza , dalla risonanza emotiva , dalla moda del momento, e perché no, anche dalla pubblicità che quel prodotto ha avuto.

Interpretare un’opera d’arte con i mezzi della psicoanalisi è uno dei modi, non il solo, non il più esauriente, per capire il messaggio dell’autore e la sua personalità, come di contro la patografia (la conoscenza della vita  e della personalità dell’autore) illuminano sulle sue motivazioni e sui suoi meccanismi di difesa e i suoi modi di sublimare i conflitti.

Comunque l’arte tocca gli archetipi, oltre che le problematiche individuali e gli stimoli che provengono dal sociale.

 

 Multiverso nella creazione.

 Più mi interesso di creatività (dalla mia tesi nel ’77), più avverto la complessità del tema e ogni volta che ne parlo, sono costretta a rivedere, ampliare, modificare i contenuti, in un percorso creativo esso stesso. Non può essere che così, perché nel frattempo, le scoperte scientifiche, l’evoluzione stessa della creatività nei suoi molteplici aspetti,  non solo nelle sue varie branche (arte, vita, scienza e società)  e nei mezzi nuovi che sorgono per esprimerla (informatica, fotografia, pubblicità) è anche fortemente agganciata  alle idee nuove che nascono da bisogni mondiali di sopravvivenza e  di pace dell’umanità.

Io spero proprio che questa immensa risorsa dell’uomo ci aiuti a risolvere i problemi che ci affliggono a livello individuale e planetario, nel quale siamo ormai immersi e tutti collegati, nonché responsabili.