LA CURA

         CURARE-CURARSI

         DI PASQUALE MOCCIA

 

             presentazione di Carla Corradi

 

 

a. Cosa chiediamo?

b.Come ci possiamo curare?

1.Con la scienza medica

2.Con la tecnologia avanzata

3.Con la cura verso se stessi come una forma d’arte

4.Con l’empatia

5.Con la fuga attiva

6.Con l’espansione dei propri sensi e delle proprie sensazioni

7.Come distrarsi dalla sofferenza.

8.Con l’arte di vivere felicemente la propria vita.

 

Stimolante che una psicologa presenti un libro scritto da un paziente sulla cura.

L’autore ha affrontato grandi temi che lo hanno fatto trascendere il contingente bisogno di analizzare e di proporre modelli alternativi di terapia, questo ha reso questo libro di grande valore.

Moccia sa cosa vuol dire essere curato, perché della medicina e della tecnologia moderna ha bisogno per vivere. Dialisi.

Non intendo sintetizzare i 9 argomenti proposti, perché sarebbe un riassunto che non darebbe l’idea del percorso fatto da Pasquale. Cercherò invece di cogliere gli elementi essenziali da un’ ottica psicanalitica, sociologica e psicoterapeutica.

La cura, o meglio il prendersi cura di qualcuno, appartiene all’esperienza della madre in primis e dà al bambino quella tranquilla sicurezza da cui dipenderà la sua fiducia basica. Essere curati vuol dire essere amati. Il bisogno di essere amati, di abbandonarsi nelle mani di qualcuno ci accompagna sempre nella vita, in particolare quando siamo ammalati fisicamente o psichicamente. Ed ecco allora il medico o lo psicologo; ma anche il gruppo, l’amico, l’amante… Non solo la scienza medica senza umanità

 

a.Cosa chiediamo al terapeuta?

 

Di guarire, non solo, non sempre (alcuni miei clienti vogliono essere curati, non guariti). Se non voglio bene al mio cliente, non migliora. Ci sono tante terapie, nessuna è la migliore, più efficace è la disponibilità del terapeuta, supportata dalla sua preparazione.

 

Chiediamo anche empatia, ascolto, sostegno nel cambiamento, significato della sofferenza, cessazione della stessa, ma anche contatto, relazione, simbiosi quasi con il bambino che soffre dentro ogni uomo e che spesso si ammala solo perché non è stato amato o non lo è più.

Linguaggio non verbale, "quello che tu sei, parla a voce così alta che non riesco a sentire ciò che dici" Come facciamo con il bambino piccolo o con l’animale o quando le parole sarebbero troppe o difficili a dirsi-musica, arte, fotografia, quando usiamo gli archetipi o la metafora, i simboli o i segnali. Toccarsi, guardarsi, sorridere o piangere, coccolarsi…Come si fa nel linguaggio dell’amore prima e dopo il coito. Come stai? Buon giorno.

Vogliamo essenzialmente essere curati dalla sofferenza, dando un senso ad essa, senza cercare la causa, perché si troverebbe la colpa, dice Moccia e fa direttamente una critica della psicoanalisi, (io aggiungo che trovare la colpa è a volte necessario, non per soffrire di più, ma per perdonarsi, se colpa c’è stata, o per capire e se necessario la colpa degli altri) E’ però vero che ora ci sono sempre meno richieste di terapia psicoanalitica (è vero che ora non esiste quasi più richiesta di analisi classica, ma richiesta di terapie brevi, perché ora l’individuo vuole tutto e subito e non accetta di mettersi a indagare a fondo in se stesso) Moccia enfatizza la terapia sistemica (con necessità di interventi mirati al sistema del malato che ha tentato di guarirsi, fallendo, e con un intervento sul sistema terapeuta-malato.) Non sempre il malato vuol guarire, a volte vuole solo essere curato (ipocondriaco…)

 

b.Come ci possiamo curare?

 

Con la scienza medica. Dove si cura più spesso l’organo malato e non l’uomo malato.

Per cui la necessità di un’integrazione della stessa con una richiesta di un approccio olistico, mente olotropica, psicosomatica, terapie di contatto (pranoterapia, Reiki, schiatsu, massaggi, idromassaggio…) che sono anche carezze, sono vicinanza, sono osmosi dell’energia di due corpi in interazione per star bene come abbiamo sperimentato tra le mani della mamma, come continuiamo a ricercarlo nella magia dell’amore che tanto assomiglia alla situazione oceanica sperimentata già nell’utero e poi al seno e fra le braccia che ci accudiscono.

Con la tecnologia avanzata. Analisi sempre più sofisticate.

Uomo macchina: dialisi, utero in affitto, procreazione assistita.

Creazione dell’ibrido uomo macchina. Anche nell’arte si è inserita la telematica nella creazione di corpi in movimento virtualmente esistenti (Oriente-occidente)

 

Con l’empatia, o Simbiosi psichica quella capacità di mettersi nei panni dell’altro, per capirlo, per farlo sentire parte di un gruppo. Per il terapeuta non basta

Ma anche con il contatto fisico: ripristinare il contatto corporeo, accorciare la distanza sociale (più corta al sud, più larga al nord)

Vedi gruppi di sostegno, gruppi per alcolisti, bulimici, anoressici, tossici…nei quali la cura dipende in gran parte dal gruppo che sostiene e dà senso di appartenenza contro la sensazione del diverso e dell’emarginato.

Con la possibilità di dilatare i nostri sensi e i nostri contatti sociali con la telematica, vedi internet, i messaggi telefonici, le chat che mentre annullano le distanze fisiche, potenziano il contatto verbale e fanno entrare in una rete di relazione planetaria gli esseri umani. Tutta l’umanità è la mia pelle, tutta la natura è la mia casa.

MERITO DI MOCCIA andare oltre e capire le possibilità infinite della telematica allo scopo di potenziare reti di rapporti, umanità degli stessi, in funzione della tecnologia.

 

La sofferenza va strumentalizzata, non odiata, è come il vento per gli uccelli,

Davanti alla sofferenza bisogna fare come i grandi generali: trasformare le sconfitte in vittorie, trovare l’aspetto positivo delle situazioni; vedere i problemi come magnifiche occasioni in abiti da lavoro (TAO) e se non possiamo cambiare la realtà, possiamo cambiare il modo di vedere la realtà. Moccia ha utilizzato il suo stato di malattia per mandarci un messaggio costruttivo. Ascoltiamolo. Perché la sofferenza senza senso e senza speranza è uno scandalo intollerabile. E alludo alla sofferenza dei deboli, bambini, donne, animali, alla violenza propinata dal potere imperante, occulto (violenza psicologica), ma anche esplicito, vedi i giornali di tutti i giorni (genitori che ammazzano i figli, figli che ammazzano i genitori, serial killer, delitti di gelosia perpetrati per l’idea arcaica del possesso esercitato su un essere umano, considerato come cosa…animali usati per far soldi, per la sperimentazione… Bisogna dare un senso alla sofferenza, non accettarla supinamente , c’è in noi un naturale anelito alla felicità (contro la sofferenza di Marinangeli) e un diritto a essere felici,

 

Con la fuga attiva dal potere coercitivo dentro e fuori di noi

(percorso di sviluppo di Moccia dalla fede nel potere del sociale

con l’enfasi sulla rivoluzione auspicata nel ’68, che avrebbe tolto tutti i mali del mondo e la loro implicita sofferenza, alla convinzione che la rivoluzione debba partire da dentro ognuno di noi.

Io mi permetto di ampliare questo concetto di fuga attiva dalla sofferenza con *: dare un senso (es: ho mal di gola, se non ho preso freddo, forse il mio corpo mi manda un segnale di sofferenza per indicarmi che ho inghiottito una situazione inaccettabile;

se ho mal di stomaco, forse non riesco a digerire una situazione…) debbo fuggire dal male, ma non dal suo significato e mi mobilito per mutare la situazione che dà dolore

Non la fuga passiva dalla sofferenza come dipendenza da qualcuno e da qualcosa: superstizione, religione, razionalità, denaro, sostanze psichedeliche, alcool…che responsabilizzano l’individuo, delegando a qualcun altro la sospensione, non l’annullamento del dolore.

Distrarsi dalla sofferenza, investire le proprie energie in attività che comportino l’attivazione dell’emisfero destro: arte, riempire il vuoto con l’ironia e l’arte, sentendone la consistenza e presenza (filosofie orientali, mancanza di Melania Kein ), connesso al senso il primo, riparatore di una perdita la seconda.

Creatività, fantasia realtà virtuale, come immaginazione, costruzione di realtà alternative, anche virtuali. Giocare come bambini, per il piacere di giocare e di inventare nuove regole, ricordo di momenti felici, sogno di momenti positivi, speranza di cambiamento…

Espansione dei propri sensi e delle proprie sensazioni (se sono triste, il bello che c’è nel mondo non scompare per questo)

Che bello e che buono. Vado oltre, vado sopra, vado sotto, vado in là. Passare da un’identità all’altra, utilizzando zone cerebrali diverse. Entrare in tempi e spazi diversi, mettendo a riposo i settori della mente che creano sofferenza per sfruttare quelli troppo spesso atrofizzati. Emisfero destro.

Non fare come l’orso della favola o come l’elefante legato a un palo. Perché si è sempre fatto così, regola imposta, non è detto che non si possa cambiare, specie se la regola è disumana.

 

La sofferenza, quella del mondo intorno a noi, che fa parte della nostra vita, è uno scandalo intollerabile, con cui non si dovrà mai venere a patti. E soprattutto non dobbiamo abituarci.

 

Usare il vuoto come spazio da adoperare per dare un senso alla propria vita e la sofferenza come segnale di un’evoluzione che comporta il cambiamento. La creatività ha come stimolo la frustrazione.

 

Con l’arte di vivere felicemente la propria vita.

Sofferenza, benessere, felicità Nel DNA. Felicità non è solo andare in alfa

Dobbiamo cercare la felicità, ciascuno a modo proprio. pag 386

Aprire la diga ai pensieri tristi volontariamente, Otto Rank, ma a tempo e in modi fissi in modo che la melma defluisca dalla mente, e che la volontà, sbarazzata da peso nero coatto, possa dedicarsi al suo compito principale: la ricerca della felicità, ciascuno a suo modo:

essere se stesso

nella soddisfazione del piacere sessuale

nella visione dello splendore della natura

nella presenza di persone care

nel piacere di operare, senza mirare al frutto della tua opera, play

nella consapevolezza della tua unione con l’energia, qualunque nome ad essa si dia

nell’avere e conservare nel tempo un amico intimo

nella fruizione di ciò che c’è qui e ora

nella coltivazione cosciente del senso della gioia e della festa

 

Nell’adesione alla all’eterna trasformazione delle cose

nel coltivare la successione dei piccoli piaceri quotidiani

 

Nel darti uno scopo luminoso per il quale crearti una strategia impeccabile e vincere (battaglie sociali e umanitarie…)