Io penso che...

 

POESIE DI CARLA CORRADI

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Una goccia fra mille.

(scritta a 18 anni)

Una goccia del mare
Sola sola
Dagli abissi profondi
Fu portata
Da un’alga
Più su
Verso il sole
La luce la tinse
D’azzurro
Il vento, la vita
La fecero fremere tutta
Sulla cresta di un’onda
Salì verso il cielo
E visse
Quel giorno
Ma la notte
Sbattuta dai flutti
In tutto quel buio
Si sentì Troppo sola
Non resse ad attender (ma resse ad attender)
L’aurora poi si sciolse nel mare.


Aspetta.

Aspetta,
ti prego, aspetta.
Non stringere così forte
il tuo guanto nero
sul mio cuore.
Ancora qualche battito,
ancora un sogno,
o almeno un ricordo.
Devo ritrovare le albe lontane
nei miei occhi blu di bambina,
e il profumo del lillà a primavera.
la carezza ruvida del nonno,
e il seno di mia madre,
la fragranza del pane caldo.
Qualcuno che mi chiama
per la merenda.

Aspetta,
ti prego, aspetta.
Devo riavere il sapore
del primo bacio,
il brivido umido
del mio corpo di ragazza
che diventa donna,
sul verde tenero
dell'erba nuova
e l'odore dell'uomo
che mi avvolge.

E i sogni.
I sogni.
Stelle frementi nell'acqua
del lago,
gocce azzurre di cielo
su petali di magnolia.
Volo di rondini
impazzite di gioia.
E l’infinito dentro
che trasuda dai pori
della mia pelle dilatata

E la pace.
La pace
del cuore appagato,
dalla vita data a un bambino,
del suo sonno sicuro
tra le mie braccia.
Quella del crepuscolo rosa
dopo la tempesta,
dell'arcobaleno
dopo la pioggia,
dell'ultima sigaretta
con lui.

E il senso.
Il senso
colto sulla vetta raggiunta
in un incontro
e nelle valli silenziose
della solitudine.

E ora, Vecchia Signora,
stringi più forte
nel tuo guanto nero
il mio cuore.
Vedi?
Ha vissuto.
Esce ancora amore.

 

Entri il silenzio.

Entri il silenzio nel mio grande vuoto
Non coprirò di parole il suo suono

Entri il blu nella mia spirale immensa
Non arderà di tremolanti stelle

Entri il profumo della primavera
Non lo chiamerò né rosa né lillà

Entri la verità
Non la chiamerò più ragione

Entra anche tu
Non ti chiamerò più amore
Esca il pensiero affranto che mi stanca
Come un sogno a lungo rincorso

Esci anche tu rimpianto di carezze
Nostalgia di brevi felicità

Rosso vivo di tramonti corrotti
Dal profondo baratro della notte

Resti solo questo battito d'ali
Che tenteranno ancora di volare
Nel mio immenso spazio blu.

 

Al lago.

Guardo il lago e non lo vedo
perché i miei occhi e i miei pensieri
annegano nel mare di infinito
che mi hai lasciato nell'anima,
ove palpitano vibrazioni di stelle
e sintonie di mondi paralleli.
Dove languono abbandoni tremanti
e una pace a lungo cercata e mai
prima d'ora raggiunta.

 

Partirai.

Partirai e, dici, non penserai a me.
Come potrai non pensare a te stesso,
dove, in fondo, io sono penetrata?

 

Il mio albero ha messo fiori bianchi.

Perplessità mi assalgono, lontani.
Certezze scendono in me, vicini.
Sorpresa e stupore incredulo
che possa ancora accadere a me,
donna straziata e delusa fin'ora.

Il mio albero ha messo fiori bianchi
che tremano al pensiero del vento
e nascondono i petali al sole,
perché non li bruci.

Provo una cosa grande
come un seme di quercia,
pura come il cielo di un mattino,
forte come l'ideale,
eterna come la vita,
profonda come la notte,
piccola come un vagito,
avvolgente come la forza di un naufrago,
aggrappato all'ultima trave.

 

Treno.

Prendere un treno
con il biglietto di sola andata
per non si sa dove.
Ritrovarsi poi a continuare a vivere
su quel treno che corre
corre,
senza voler scendere
o tornare

 

A Sarò.

Senza di te avverto
il vuoto della tua presenza,
anima della mia casa,
battito che è volato via,
lasciandomi sola nel silenzio.
vorrei che il mio dolore
ti portasse a me.
Hanno mandato fiori,
come si fa per un morto,
sono per te, e il guardarli
rinnova il lutto sceso
a toccarmi corde urlanti
che invano cerco di soffocare.

Un angelo ti ha portato via.
Nel mio silenzio
ti sento passare.
Vedo il tuo sguardo fiero
che chiede perché,
odo il tuo grido sperduto
dentro il mio petto ferito.
Dolcezza avuta che ora sento più grande,
presenza minuta che scandiva con me
giorni e anni.

 

Sassolino.

Ti ho portato un sassolino
dalla spiaggia di Crono
perché ti dica il fragore del mare
che ho ascoltato lontana da te,
il bruciare del sole sulle mie spalle
orfane delle tue carezze,
l'antico ululare del vento
che infuria l'onda della mia nostalgia.

 

Ritorno.

Dolce forte amore caldo nelle mie braccia
ti ho ritrovato come l'uomo dei miei sogni più arditi
e ti ho dato l'anima racchiusa nel mio fragile corpo,
e tutto in me e in te si muoveva
come l'onda sincronica dell'infinito oceano.

 

Siamo.

Siamo il vento e il cielo,
il mare e l'acqua
la sabbia e la conchiglia
il corallo e lo scoglio
la fiamma e il calore
il faro e la nebbia

 

Cullami.

Cullami tra le tue braccia
sull'onda di questa ninna nanna
e fammi tornare bambina,
poi stringimi forte
come la donna che sono
e copri il mio respiro caldo
con baci struggenti,
fonditi nelle note che scendono
con brividi blu lungo la mia schiena
e i tuoi inguini
e se vuoi, amami.

 

Ritorno.

Sei tornato a me finalmente
dopo il silenzio.
Nel tuo sguardo l'angoscia
nelle vene gonfie della fronte
la lotta inutile di un uomo in discesa.
Nella tua voce il nodo di lacrime
che non puoi sciogliere.
Come un bambino ti ho accarezzato
e cullato in silenzio:
il mio grande amore sapeva
che soffrivi anche per lei.

 

Lago

Quest'angolo di lago
accarezzato dai salici
increspato da una brezza birichina
e illuminato da un cielo blu
è già un'esistenza perfetta.
Ma ora che anche tu sei qui
le onde danzano dentro di me,
le piccole nuvole si sono disciolte
in striature di seta
e pare vogliano risucchiarci nell'infinito.
Posso solo guardarti composta,
ma tu senti il mio anelito
il mio battito forte.

 

Buchi

Ancora non mi penetri
eppure la mia anima è piena di buchi
come una pezza lacerata.
Così mi consumi senza avermi.

 

Silenzio

E poi scese il silenzio.
La parola si ritrasse con pudore
e delegò lo sguardo a dire
la dolcezza profonda,
l'intimità totale senza toccarsi
la fame d'amore
la forza di darsi l'antica paura
il vuoto traboccante
dell'ultima speranza
la sete di infinito
il dubbio insostenibile di una bugia.

 

Montagna

Abbiamo salito con piccozza e grinta
due crinali della stessa montagna.
Giunti alla vetta
abbiamo trovato una strada luminosa e piana.
Ci siamo messi a correre,
tenendoci per mano.

 

Aspetto

Aspetto un viandante
dello spazio e del tempo
e i minuti non passano mai
in questo scorcio
di realtà limitata.
Dovrò lottare ancora
per ascendere con lui
cime inesplorate nella luce e nel buio.
Potrò dare la mia paura alla sua mano?
Tremerà la mia paura nella sua mano?

 

Cocci.

La mia struttura di granito
si spezza.
Cocci di stelle
piovono su di te
che le accogli come perle di pianto.
La mia vela gonfia di vento
ha raggiunto il tuo porto.
Che fai? Non sali?

 

Spirale

Ho creduto di volare
verso spazi infiniti,
torno invece qui
al centro di una spirale
dal moto apparente.

 

Marea

Non elevai barriere
alla marea dolce che mi lambiva i piedi
creatura amica che accarezzavi piano
sempre più piano e più a lungo
a ogni flusso che si ritraeva lento,
quell'onda scandisce ora il mio tempo
m'invade e mi svuota
in meriggi di sangue al tramonto
in brividi fondi al riflusso.
Ricchezza da dare voglia di avere.
Fiore gonfio di stille
o petalo arso di sete.
lo stesso di allora
che attende una sua primavera.

 

Vivere

Il cielo è cobalto
mentre il sole si spegne,
ombre viola afferrano
il mio cuore malato
in un amplesso dolce e vago.
Il male struggente non è fisico,
io vorrei vivere ancora.

 

Fili d'argento.

Dilato il mio io oltre la pelle
in un alone di luce
verso spazi lontani.
Sottili fili d'argento
mi legano a te
annodati in spire sorelle
che sanno di amore.

 

Amanti reclusi.

Una falce di luna annuncia la notte
che ancora non c'è
e Venere un poco più su
brilla per me.
Amanti reclusi voliamo in silenzio
stringendo le mani.

 

Fiore d'oro.

E' nato un fiore d'oro
nel mio povero giardino,
i petali si sono aperti al sole,
ma non vedrà la sera.

 

Non solo per te.

Anima mia antica,
morbida e silenziosa presenza,
amico di tanti giorni,
ora che anche tu vai
mi sento lacerata
e piango non solo per te.

 

Hanno mandato fiori bianchi

Hanno mandato fiori bianchi,
come si fa per un morto
sono per te e rinnovano il lutto
sceso a toccarmi corde urlanti
che invano cerco di soffocare.
Poi mi sei venuto in sogno
e mi hai svegliata.
Ci siamo amati e ora perduti.
Pochi sanno quanto fa male.

 

Solo cielo

Un cumolo di foglie
sopra il declivio,
le tue forti braccia
attorno al mio corpo tremante
e solo cielo sopra di noi
che ci perdiamo
in striature veloci di nuvole bianche.

 

Vorrei il buio.

Sono approdata
al luogo da dove ero partita
e tutto un lungo giorno
è trascorso.
Il sole si spegne nel mio mare blu
con rossi riflessi di sangue.
Triste è il crepuscolo
con striature di rosa e di grigio.
Ed è a quest'ora della sera
che il peso dei ricordi
preme sul cuore.
Vorrei il buio
per veder le stelle.

 

Una porta.

Tu hai aperto una porta
della mia casa,
dentro ho cercato me stessa.
Ora vai,
ma chiudi piano, per favore.
Domani, solo domani
la ragione conterà i morti.

 

Il funerale.

Il funerale è alle nove.
Avanza la sera
a gran passi
si dice che la fine è stata imposta.
Sono tutti d'accordo, deve morire.
Si pianti un'altra croce
vicino ai miei morti.
E sia!
Ma a me sembra di sotterrare
un bambino vivo
che piange disperato in fondo al mio cuore.

 

Alle cinque della sera.

Su una stradina silenziosa
limitata da cipressi
ho sentito vociare di uccelli
e profumo di sambuca,
nei miei occhi l'azzurro degli iris
e il bianco di una sposa che diceva sì
alle cinque della sera.

 

Icaro.

Icaro incauto
con ali azzurre di cera
hai volato con me
in un pezzo di cielo:
attimi luminosi
di metafore allusive
a un percorso senza fine.
Ora che sei precipitato
su una realtà banale
io continuo a vibrare le mie ali
e inutilmente ti chiamo.

 

Presunzione

Sono diventata così ricca
che posso donarti
delle grandi ali bianche
per volare nell'infinito
e una vela per attraversare
il lago blu che ho
in fondo agli occhi.
Posso donarti un prato verde
su cui stendo tutta la mia tenerezza
sotto un cielo stellato pulsante
di mondi frementi.
Sono diventata così ricca
che posso donarti una sorgente
per spegnere la tua sete di conoscenza
e il fuoco
per accendere il tuo desiderio.

 

Treno.

Prendere un treno
con il biglietto di sola andata
per non si sa dove
solo perché il viaggio è interessante.
Ritrovarsi poi a vivere su quel treno
senza voler scendere o tornare.
Ridiamo insieme
come due ragazzi felici
e un po' monelli,
liberi perché lontani.
Torno con te
incontro ai baci che mi darai
nella cellula di intimità
protetta da chi non sa
né deve sapere.

 

Destino.

Sullo stesso quaderno
dove ho tracciato
i segni di una giornata felice
che non sapevo ultima,
devo scrivere ora il dolore.
Non sono pronta a soffrire
l'assenza, non è giustificata.
Noi ci amiamo ancora.
Al bar avevamo bevuto
dallo stesso bicchiere,
perché chi lo fa, non si lascia più.
Che scherzi mi fai, destino?

 

Stagioni.

Ho bruciato con te l'estate
in una casina sul lago.
L'autunno ancora
il nostro fuoco ardeva.
Si spense d'inverno,
a poco a poco il grande falò
che avevamo acceso
sotto le stelle dell'Orsa.
Ed ora, ora
che è la stagione dell'amore,
che tutto rinasce ed esplode
noi ci lasciamo,
che anacronismo, amore.

 

Una farfalla.

Contro il verde cupo degli abeti
Si stacca, tenero, il salice
E intensa la forsizia mi chiama
A rinnovare un rito.
E’ tutto bianco il melo
Ed è fiorito anche il ciliegio
Una coccinella ha attraversato
il mio cammino.
Una farfalla si è posata
sulla mia mano.
Devo scacciare l’inverno
che ho nel cuore stasera
e dirti addio
in un giorno di primavera.