Presentazione del libro

I PECCATI del TERZO MILLENNIO

alle Cantine Ferrari

 

di Carla Corradi 

  

Ringrazio:  Rag. Franco Lunelli il dr. Tomasi, il prof. Farina e voi tutti che siete intervenuti

Video di Paolo Ober al posto della mostra fatta al Palazzo della Regione di Trento

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 Argomenti:

 MALE-BENE

 PECCATO-COLPA

 DUALISMI

 CAUSA DEL MALE

 SOLUZIONI?

 Motivi:

Sfida a chiedere di scrivere, poetare, dipingere su un argomento che è come l’isola che non c’è.  “non so più parlare di peccato. Forse non esiste più il peccato. Forse è questo il vero peccato”

 Perché ho coinvolto più persone possibile?

Per sensibilizzare, per portare a riflettere pag. 8: uscire dall’assuefazione, dall’apatia, dall’abitudine al male, dalla saturazione della nostra recettività ad esso.  Per non rassegnarci, non abituarci alla violenza.

Per  analizzare con mente critica i suoi vari aspetti e se possibile scoprire la nostra se pur parziale responsabilità per una parte di esso. Trovare con idee geniali (artisti) una qualche forma di cambiamento a livello individuale prima e planetario poi

 Il peccato al posto di male, per attrarre l’attenzione.

Ma cos’è il male? Lo sappiamo tutti perché tutti lo abbiamo provato. Ma sempre ci siamo chiesti il suo significato o il suo valore e come possiamo combatterlo o sopportarlo, o anche giustificarlo. O trarre da esso un qualche insegnamento. Però il grande male è che è cambiato il concetto di male e così di bene. Male è tutto ciò che ostacola il raggiungimento della presunta felicità attraverso la conquista di beni materiali e nel contempo male è la disperata solitudine  dell’uomo tecnologico, male è l’impotenza a cambiare, a incidere nelle coscienze e nel sociale, male è la rassegnazione e l’apatia, lo stare a guardare impotenti, come se tutto fosse normale. Male è star male. Dal mio punto di vista è del male dell’anima che dovrei parlare per il quale non si riesce più a godere della vita, è soffrire di depressione e di angoscia

O addirittura subire il fascino di chi più ha trasgredito. (curiosa morbosità per i grandi processi, serial killer che diventano eroi, follia dell’arte che si esprime, se arte è, come impulso sfrenato a rappresentare l’inconscio senza il freno della cornice.)

 

Quattro grandi temi e altri minori:

1 violazione dei diritti dei più deboli

2 la guerra

3 la violenza alla natura e agli animali

4 il sesso

 

1. Assenza di colpa. In 30 anni di  professione come psicoterapeuta ho visto svanire gradualmente, ma inesorabilmente il senso di colpa che una volta era associato al  male commesso o anche solo desiderato. 

L’ASSENZA DEL SENSO DI COLPA DA UNA PARTE POTREBBE SIGNIFICARE UN PROGRESSO, VITTIME COME SONO STATE LE PERSONE DELLA MIA GENERAZIONE, SE NON CI FOSSERO PIU’ LACERAZIONI DELL’ANIMA, PER COLPE NON COMMESSE,  ma invece il male è aumentato in maniera esponenziale e il senso di colpa è assente. NON LA COLPA, MA IL SENSO DI COLPA

( pensare alla conseguenza delle proprie azioni prima di agire, valutazione critica della norma che vieta, responsabilità del proprio operato, responsabilità dell’altro)

 

2. La nevrosi che prima era un conflitto tra il desiderio di infrangere la norma, e la norma che inibiva il desiderio, dove l’infrangere la norma, cioè la trasgressione, comportava il senso di colpa, ora si gioca su ciò che si dovrebbe fare e non si è in grado di fare, questo provoca un senso di inadeguatezza e di insufficienza da cui scaturisce la depressione e con essa spesso il suicidio o l’omicidio, la dipendenza da droghe (anche psicofarmaci) che è come dire che la chimica interviene a dare sollievo, ma anche il suono, l’incapacità a sopportare il silenzio che è un discorso con se stessi.

Nella trilogia Freudiana  ES-SUPER EGO_ è cambiato il significato di Super ego, è cambiata la norma contenitrice degli impulsi dell’Es.  Se sei scoperto occhio del grande fratello

Per Jung è l’Ombra che emerge proiettata sull’Altro è il diverso in noi e fuori di noi (straniero). Viene da pensare a Eros e Thanatos, di Freud, ma anche  a inconscio, quell’ aspetto di noi che non conosciamo e che temiamo emerga a nostra insaputa, o all’ Ombra, Si può interpretare come la proiezione esterna di  un io diviso.

Per Hillman sono gli Dei, gli archetipi che opeano in noi e nella società.

 

3. Ho assistito pure a una graduale incapacità a  elaborare le emozioni, a guardarsi dentro, a ristrutturarsi e ho notato una richiesta sempre più pressante di terapie brevi, che anche se danno un qualche sollievo, non raggiungono spesso il nucleo di se stessi. Come ad indicare che si vuole tutto e subito, senza la fatica di raggiungerlo. LA FRETTA….

I due fattori: assenza di colpa e incapacità a elaborare i vissuti vanno correlati.

La causa  del male dell’anima è vissuta come estrinseca all’individuo più che  intrinseca: la società, i media impongono modelli  che il singolo può faticare a raggiungere e ai quali è legato il senso di identità. E’ non sapere più chi si è  e paura di non riuscire ad essere ciò che si sogna o ciò che ci fanno sognare.

In questa incertezza, presi dalla fretta e dall’ansia, siamo sempre più incapaci di interporre tra impulso e realizzazione dello stesso un periodo di riflessione che si chiama cultura, educazione a incanalare gli istinti per raggiungere scopi  che abbiano un senso, anzi la mancanza di senso e di scopi che trascendano l’utilitarismo, è il vero male dell’anima. Si può educare il bambino all’attesa tra impulso e realizzazione dello stesso con il no, per portarlo a riflettere sulle conseguenze del suo comportamento per favorire il passaggio dall’eteronomia  (accettare una norma imposta) all’autonomia intesa come capacità di darsi una norma a cui aderire perché morale, nel rispetto dei diritti degli altri.

Si tende a prescindere da ogni valutazione etica del proprio comportamento, essendo ormai invocato come unico valore il profitto economico e come mezzo l’apparire più che l’essere. Il peccato è uscito dalla connotazione religiosa dei diversi credi  ed è entrato come disobbedienza a delle norme che valutano la conseguenza delle azioni e che  come freno inibitore ha visto sorgere il grande fratello ( Geog Orwell 1984 scritto nel 1949): sei punito se sei scoperto-visto dall’occhio inquisitore delle telecamere sempre più numerose, ma anche dalla possibilità di leggere i tabulati dei cellulari,  di ascoltare le nostre telefonate, di introdursi nel nostro computer, le E-mail…

 

4. La morte di Dio, annunciata da Nietzsche, ha segnato la fine dell’ottimismo teologico che visualizzava il passato come male, il presente come redenzione, il futuro come salvezza, ha lasciato orfani ed eredi: la scienza, l’utopia, la rivoluzione, che riproponendo una trilogia ha visto il passato come male, il presente con la scienza o la rivoluzione come redenzione, il futuro con il progresso scientifico o sociologico come salvezza.

Dio è nel fucile: fucile e pistola sono una risposta alla paura di essere vulnerabili. Simboli fallici per Freud.

E’ solo cambiata la tecnologia, dalla clava alle bombe, all’uranio…

Religioni monoteiste, l’unico Dio è il supremo, gli altri o sono minori o sono nemici da combattere e da convertire (guerre di religione più  morti che nelle altre guerre e ancora si combattono) pag. 226 Hillman ne Il terribile amore per la guerra. Nel monoteismo, con la convinzione intrinseca  di possedere l’unica verità e di essere pertanto autorizzati a imporla anche con la forza, si attribuisce al Dio l’azione vendicativa di annientare il nemico (quello che non la pensa come noi). In sintesi c’è un’ intolleranza della differenza. Intolleranza dell’Altro.

Il diverso ci obbliga a elaborare una nuova capacità di conoscere l’altro, senza usare stereotipi acquisiti o imposti.

Uno degli aspetti della bellezza sublime dell’orrore è che si ordina al soldato di uccidere, il più grande dei peccati, si ordina di farlo anche in nome di parole come Dio, onore, difesa, guerra preventiva.

Odifreddi dice: dovunque, fin che ci saranno religioni, ci saranno guerre di religione, mentre non ci sono guerre di scienza, né ci sono mai state… Diversamente dalle religioni, la scienza non ha bisogno di rivendicare nessun monopolio della verità: semplicemente ce l’ha.

HO UN SOGNO: CHE LA RELIGIONE DIVENTI UN ASPETTO INTIMO, SACRO, CHE OGNUNO, SE NE SENTE IL BISOGNO DA ADULTO, SE LA CERCHI DA SOLO  (E CHE FACCIA PARTE DELLA SUA PRIVAVACY).

come un aspetto della verità da ricercare con coscienza laica.***

 

Negli elaborati che troverete nel testo, ma anche nelle opere pittoriche, emerge continuamente il dualismo tra situazione reale del mondo e  il desiderio o il sogno  di come potrebbe essere o la nostalgia di com’era

1.tra norma religiosa e  comportamento      

2.natura e cultura                                         

3.razionalità e intuizione

4.tra emozione e ragione

5.tra umanità e tecnologia,

6.tra ricchezza e povertà

7.tra libertà e condizionamento

8.tra gioia e sofferenza

9 tra vita e morte

10 Tra guerra e pace

11 tra uomo e donna

12 tra scienza e religione

13 destra e sinistra

 

5. Dualismi al posto di armonia, conflitti personali,  sociali, politici, religiosi. L’aiuto terapeutico consiste sia nel portare a coscienza il conflitto, per ricercarne le cause, per cui, forse come deformazione professionale, con questa sfida ho cercato di comprendere assieme alle 90 persone che hanno partecipato il perché del male. Quello che è emerso è che sappiamo ancora da dove viene il male, ma non siamo in grado di evitarlo, per una diffusa impotenza a operare sulle sue cause, quello globale deriva dallo strapotere di chi esercita ogni mezzo per portare a compimento i propri scopi che non tengono più conto dei diritti umani, della sofferenza, della morte.

A livello individuale ciascuno può ancora dare luce all’ombra, riconoscere la dimensione alternativa alla paura che è la speranza, conciliarci con noi stessi, mettendo in sinergia la ragione con l’emozione, la mente con il cuore, per raggiungere la pienezza del nostro essere, senza uccidere il bambino in noi, farlo vivere per ciò che ha di buono e vitale, ma non permettergli di invadere in toto la nostra psiche, senza farla passare al vaglio della conoscenza, della giustizia, della libertà. A livello educativo bisogna reintrodurre  l’attesa tra l’impulso e la sua realizzazione, imponendo affettuosamente il NO e le motivazioni che lo giustificano.

 

Tao:

Il  superamento delle dicotomie attraverso la conoscenza dell’altro e la relazione con lui,

Marco Aurelio: “tutto ciò che è in armonia con te, Universo, lo è pure con me.”

 

Cos’è male?

O quale graduatoria possiamo stilare?

La morte fisica è sicuramente male, specie se inflitta ai deboli, giudicati  inferiori, ma inferiore è chi non ha voce: bambini, donne, animali, o diversi,

ma è male anche la morte psichica  che toglie all’individuo la possibilità di vivere una vita decorosa: la violenza psichica, che annienta, perché toglie la capacità di reagire, lo stupro…

 

Con Mancuso: “..io penso che l’ignoranza è sempre e solo un male, che la luminosità del sapere sia molto meglio dell’oscurità della fede, che la sicurezza e la fiducia nella vita siano l’atteggiamento sano, maturo; mentre il senso di timore, disperazione, angoscia siano soltanto il segno di una coscienza acerba e malata.

 

Autori citati:

Galimberti  Umberto

Odifreddi Piergiorgio

Mancuso Vito

Quinzio Sergio

Hillman James

 

Pur mantenendo le nostre identità dobbiamo cercare di vivere l’altro  con noi,  non contro di noi

Passare dal DUALISMO ALLA DUALITA’, cercando con  la conoscenza reciproca i punti di uguaglianza e quelli di diversità.

La nostra identità nella quale ci riconosciamo (sono trentina, non milanese,  sono un uomo, non un animale, sono bianco, non nero, credo in Dio, non in Allah…) è spesso enfatizzazione della differenza.

Il percorso che abbiamo fatto per crescere  è quello che ha fatto il bambino che dal sentimento di fusione con la madre ha costruito l’io verso i tre anni, non a caso a questa età dice io, mentre prima parla di sé in terza persona, e contemporaneamente dice “No” per opporsi all’adulto. Si differenzia dall’altro, scoprendosi una persona, e percependo che l’altro è non io.

Inserisce poi il concetto di mio, tutto quello che gli appartiene, madre, padre, fratelli, giocattoli, ambiente, cose, concetto che va ampliandosi  nella propria  lingua,  nel suo territorio, nella conoscenza della sua storia, della sua  cultura,  ma anche  nelle sue abitudini,  nei costumi, nel proprio Dio, nelle norme morali, nel colore della pelle, in una parola il PROPRIUM.

Perché abbiamo difficoltà ad accettare il diverso?

Perché abbiamo imparato che il diverso, il non io o non mio è un pericolo per la nostra identità, è il nemico che invade il nostro territorio, è il cattivo da allontanare o da sottomettere, è una minaccia alla nostra identità faticosamente costruita.

L’ALTRO è l’alieno, l’estraneo, l’avverso, il contrario su cui abbiamo proiettato il male, il pericolo, la minaccia.

 

Ci sono molti Altro nella storia: 

ibridi fantastici del passato: chimera, centauri, sirene, il Minotauro… o più recenti Il dottor Jeyll e il dott. Hyde, il ritratto di Doryan Gray,  Frankestein (carne morta riportata in vita) e il robot (uomo industriale, meccanico nella mente e nel cuore) Batmann, Supermann, l’Uomo Ragno, fino al CYBORG.

Queste creazioni della mitologia e della letteratura rappresentano il doppio, cioè la coniugazione di sé e del suo contrario e sono conseguenza del bisogno dell’uomo di distanziare il male dal bene  (il doppio di Dio è il diavolo) e producono insieme il sosia, distruggendo con esso l’unicità della persona, se si presenta speculare, introduce il pericolo di una vulnerabilità remota e imprevedibile. Il doppio è il diverso in noi e fuori di noi (straniero). Viene da pensare a Eros e Thanatos, di Freud, ma anche  a inconscio, quell’ aspetto di noi che non conosciamo e che temiamo emerga a nostra insaputa, o all’ Ombra, alla schizofrenia, alla possessione. Si può interpretare come la proiezione esterna di  un io diviso. Si manifesta sotto forma animale nei sogni, nei simboli, nell’arte.

E’ una CRAZIONE DELL’ALTRO da sé e sente la necessità di dare un corpo al diverso, all’altro da me (la donna per l’uomo e viceversa)

Abbiamo introiettato l’altro, il diverso da me, forse per sopperire a un’identità sempre più minacciata, come i confini dell’Io che  la TECNOLOGIA ha invaso per proporre  UNA NUOVA FORMA di ibrido, l’uomo meccanico, il robot fatto in serie che la letteratura di fantascienza prima, i film poi continuano a proporre.

Si assiste non alla fine del corpo, ma alla sua trasformazione in un connubio con la meccanica e la tecnica, la medicina. Ciò porta a nuove forme d’identità cibernetiche, e alla perdita graduale dell’identità dell’io alla quale la psicologia e noi tutti con essa avevamo dato tanta importanza. E’ stato violato il confine, tra organismo e macchina, tra fisico e non fisico, tra natura e cultura. Ciò porta ad un’indeterminazione delle identità tradizionali, che diventano transitorie e fluide e devono essere continuamente negoziate, ricontattate per mezzo delle tecnologie della comunicazione e della vita.

 

Ancorarsi però solo all’identità e alla memoria è il rovescio sanguinoso della globalizzazione. La paranoia dell’identità e  della fissazione alle radici, alla religione non porta che alle guerre e alla pulizia etnica.

 

In questa situazione penso che il migrante  ci metta a disagio perché ci richiama ad un rapporto prevalentemente umano che abbiamo gradualmente dimenticato di condurre.

Nel processo di crescita individuale è necessario ampliare il proprium, dalla madre ai parenti, alla casa, alla strada, al paese… così come in era di globalizzazione si supera  il concetto di paese, di stato come luogo di appartenenza nel quale ci riconosciamo, per passare all’ identità di europeo,  di occidentale, fino a quella di cittadino del mondo. Questo percorso iniziato con la colonizzazione, nella quale era necessario conoscere il popolo da sottomettere, ha come  processo inevitabile la conoscenza di culture diverse da quella dell’invasore o del dominatore, senza la quale si arriva solo allo sterminio di intere culture (Tibet, Indiani d’America).

Pur mantenendo le nostre identità dobbiamo cercare di vivere l’altro  con noi,  non contro di noi

Passare dal DUALISMO ALLA DUALITA’, cercando con  la conoscenza reciproca i punti di uguaglianza e quelli di diversità.

La nostra identità nella quale ci riconosciamo (sono trentina, non milanese,  sono un uomo, non un animale, sono bianco, non nero, credo in Dio, non in Allah…) è spesso enfatizzazione della differenza.

 

E’ una rivoluzione psicologica  e culturale quella che dobbiamo realizzare.

Non è facile, perché bisogna rivedere gli stereotipi, primo fra tutti quello che fa continuamente sentire il diverso da noi come nemico da combattere, detentore di tutto quanto abbiamo rimosso per paura: l’usurpatore, l’invasore, il cattivo, l’inferiore (tutto il sud del mondo è considerato inferiore,  Sud Tirolo, Italia del sud  l’Africa, il  sud-America…) e in base a una graduatoria di valori che mette al primo posto il denaro, il sud è inferiore. Dobbiamo però chiederci chi l’ha reso tale o lo mantiene  così.

Non solo questo però perché nella nostra cultura che non prevede il grigio, per un bisogno di economia psichica abbiamo attuato un processo di rimozione di tutto quanto giudichiamo cattivo o male,  lo abbiamo relegato nell’inconscio e poi proiettato fuori di noi, l’altro da me o meglio l’altro di me, non mi appartiene,  lo  nego, lo combatto all’esterno invece che analizzarlo come parte di me.

MA LA DIVERSITA’ NON E’ SINONIMO DI MALE.

Ho scritto un libro sui conflitti umani intitolato Un caffè macchiato freddo, titolo che è un’ immagine (potenza delle immagini!) scelto per rappresentare l’unione dei contrari, dove il caffè caldo e nero e il latte freddo e bianco coesistono nella stessa tazzina. Vi lascio questa immagine.

E’ anche una rivoluzione dei valori che ognuno può fare nell’incontro, anche se la politica mondiale, o forse proprio per questo, continua infantilmente a cercare il nemico da abbattere con terrorismo, sopraffazione, sfruttamento, genocidio, nel completo  misconoscimento dei diritti umani e  del rispetto della vita e DELLA CULTURA DI OGNI POPOLO.

Se le risorse fossero equamente distribuite, se intere popolazioni non fossero costrette ad emigrare per non morire.

Un bambino direbbe che tutto ciò è assurdo e troverebbe ovvio fare uno scambio: tu hai il petrolio, io ho la tecnologia.

Non è facile  perché tutti abbiamo bisogno di  afferrarci a una identità, di conoscere il nostro passato, purché non rimanga l’unico modo di identificazione

Immaginare di essere l’Altro è una tecnica terapeutica utile nella soluzione dei conflitti interpersonali, sarebbe un gioco immaginale che aiuterebbe a mettersi nei panni di chi  sentiamo come lontano, alieno o nemico e faciliterebbe la conoscenza, nonché la comprensione di noi stessi.

Perché? Perché L’IMMAGINE  è psiche (Jung), è il primo movimento dell’azione. Ci sono immagini esterne a noi che mentre colpiscono i nostri occhi e quindi la nostra mente, creano immagini dentro di noi e queste sono simboli  e come tali destano emozioni e pensieri, toccano la dimensione interiore, gli archetipi  (es: nel Tibet il viaggiatore occidentale vede un panorama fantastico, il Tibetano vede la manifestazione della divinità;  in altre culture animiste un animale o un albero non hanno il nostro significato, ma rappresentano l’anima dell’uomo, nel burqa o nel ciador noi vediamo chiusura e arretratezza, chi  lo porta lo ritiene un simbolo di appartenenza e di identità)

Per entrambi necessita una conoscenza che è arricchimento reciproco, superamento degli stereotipi, costruiti per un’economia mentale, sforzo di ricerca delle similitudini, dell’umanità che non è pietismo, ma  riconoscimento del valore di ogni essere umano  e dei suoi diritti alla vita.