Intervista di Vincenzo Barca a Carla Corradi sulla violenza psichica.

 

 

 

 

Domanda: Qual è lo scopo della sua prossima conferenza al Centro Rosmini?

 

Risposta: Informare la gente e le istituzioni su un tipo di delitti nascosti che sono impuniti e pertanto si possono chiamare delitti perfetti.

 

 

D. Quali sono questi delitti che lei vuole portare alla luce?

 

R. Sono i reati contro la personalità. Finora si puniscono i reati contro la persona fisica e solo se uno subisce lesioni fisiche o danni economici può venire punito. Non è contemplato il reato contro la personalità, anche se l’articolo 32 della Costituzione dice: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività...” Ora sappiamo che la salute può essere fisica e psichica e pertanto anche chi minaccia l’integrità psichica dovrebbe essere punito.

 

 

D. Quali possono essere  i comportamenti o le azioni che possono nuocere gravemente a un essere umano e quali le conseguenze di una violenza psichica?

 

R. Voglio dire che si può ferire una persona  nella sua personalità al punto da  annientarla, da farla cadere in depressione, fino a portarla al suicidio. E questo senza toccarla con un dito. Si può esercitare un’azione costante che miri a svalutarla, disprezzarla, inibirla,  offenderla, ricattarla, privarla della libertà, tradirla, deriderla, usarla, isolarla...Questo accade prevalentemente nel privato, fra le mura domestiche, per intenderci, e a subire di più è la donna e con essa i figli. Ma non sono esenti da violenza psichica nemmeno le  istituzioni gerarchiche  nelle quali chi si ritiene più forte può esercitare questo tipo di violenza sul subordinato, vedi posto di lavoro, carceri, esercito. La stessa tortura è concepita in modo da distruggere la personalità, non la vita.

 

 

D. Dott.ssa Corradi non ritiene lei che la violenza subita paralizzi il senso di ribellione,  portando  la vittima alla rassegnazione, anche perché teme altra violenza?

 

R. Certamente, le dirò di più, la vittima non ha più capacità difensive, perché è annientata psicologicamente. La depressione, prima causa di una violenza protratta, è una forma di difesa in quanto  l’aggressività inevitabile che una persona prova quando viene distrutta dal comportamento di un altro essere che  ha  anche amato, non potendo esprimersi verso l’autore, che sarebbe ancora più violento, si dirige contro se stessa. L’espressione massima di aggressività è appunto il suicidio.

 

 

D. In questo contesto socio culturale  e politico, cosa si aspetta dalla società, quantomeno confusa, e dalla Repubblica Italiana che a quanto pare non tutela la salute di tutti i cittadini?

 

R. Le mie aspettative sono enormi. Si può dire che voglio la luna: vorrei che l’opinione pubblica si muovesse e facesse pressione sulla legislatura, vorrei che si attuasse una forma costante di informazione sulla pericolosità della violenza psichica, sull’immoralità dei comportamenti lesivi dell’integrità della personalità, vorrei che nel cuore degli uomini  entrasse il rispetto,  la dignità, la correttezza per quanto riguarda i rapporti umani. Se mi sono mossa già nel ’98 è perché  come psicoterapeuta  ho capito che non si può più cercare la soluzione del problema nella vittima, che molto spesso non approda nemmeno nello studio dello psicologo, ma va cercata nell’informazione, nell’educazione e anche in una legge che vietando informi che è reato distruggere psichicamente un essere umano.

 

 

D. Quanto incide il silenzio omertoso nella risoluzione del problema?

 

R. Il silenzio inizia dalla vittima, la quale si vergogna ad ammettere di essere trattata male, si sente umiliata. Ma anche se trovasse il coraggio di parlare e di denunciare, non avrebbe nessun vantaggio, perché appunto non è reato la violenza psicologica soltanto, se non è accompagnata da lesioni fisiche e da  un danno economico.

Credo che  spetti proprio a chi non è vittima di questo genere di violenza impegnarsi a fondo per aiutare chi non può farlo, quindi  spetta a tutti noi parlarne, creare opinione, premere sulle istituzioni, ma anche aiutare chi soffre e non vede via d’uscita.

 

 

D. Quali sono secondo lei le cause da attribuire alla nostra legislatura, ma anche alla psicanalisi e alla psichiatria?

 

R. La legislatura si attiene alle leggi, però una legge si può interpretare. Finora si è letto “persona” come persona fisica, se si cominciasse a leggere persona come personalità, sarebbe già un passo avanti. Inoltre le leggi sono fatte quando una necessità richiede  la loro formulazione e il loro utilizzo. Io ritengo che la necessità ci sia, per quanto riguarda la violenza psichica. Dirò di più, secondo me in ogni violenza fisica c’è una violenza psichica, lo stesso stupro è tanto distruttivo per

il significato psicologico che porta con sé.

 

D.     Ha qualcos’altro da aggiungere?

R.  Spero di riuscire a raggiungere i miei scopi. Per fare ciò ho un grande bisogno di aiuto, a tutti i livelli, questo è un appello. La ringrazio.